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Massimo, dal pallone alle biglie diventando campione italiano torna alla rubrica ›

dicembre 2005 - Fabio Maschietto

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  • Massimo Vanin Massimo Vanin 2

    Il litorale è una terra prolifica di campioni in varie discipline sportive e il nostro giornale ha più volte dedicato articoli e racconti ad atleti di valore nazionale e mondiale nati e cresciuti a Cavallino-Treporti.
    Tra questi non potevamo certo dimenticare un nuovissimo campione nazionale, salito recentemente sul gradino più alto del podio ai campionati italiani di biliardo, disciplina boccette, categoria Master.
    Parliamo di Massimo Vanin, classe 1962, che tanti conoscono come "Macio", che si è aggiudicato il titolo in una finale al cardiopalma lo scorso 13 novembre a Loano in provincia di Savona. 

    Prima di approdare al biliardo, Massimo ha giocato per tanti anni a calcio nel ruolo di portiere, militando oltre che nelle squadre locali, il Treporti e il Cavallino, anche nelle fila dello Jesolo e del Chioggia, arrivando a un passo dalle categorie professionistiche.

    E' lui stesso a spiegarci come si può passare dal pallone alle boccette: "Questo gioco mi è piaciuto sin da ragazzo e da mio padre non ho ereditato solo la passione per il calcio - anch'egli tra l'altro giocava in porta - ma anche per le boccette. Quando potevo lo seguivo nelle sale da biliardo che una volta erano numerose qui da noi, e così il gioco mi è entrato nel sangue. Sono iniziate le sfide con gli amici e mi piaceva mettermi alla prova anche con i più esperti, per imparare da loro qualche colpo. Col passare del tempo ho sentito questa disciplina sempre più mia, cosicché a vent'otto anni, dopo aver smesso col calcio, anche a seguito di alcune delusioni e qualche infortunio di troppo, sono passato dai campi erbosi al tappeto verde".

    Massimo si è quindi iscritto alla FIBIS, la Federazione Italiana Biliardo Sportivo, cominciando la sua avventura con una società locale che aveva sede presso il bar-ristorante "La Chiocciola" di Cavallino, che ospitava anche una sala biliardi.
    Nel settore delle boccette ci sono varie categorie: la più importante è la Master, nella quale Massimo ormai è un veterano, essendoci entrato in pianta stabile poco dopo la sua iscrizione alla Federazione, per il fatto di essere approdato alla sua prima apparizione ad una gara di categoria subito in finale.

    "Da sette anni sono iscritto ad una società jesolana, la CBS Sant'Ambrogio - spiega il neo campione italiano - difendendone i colori in numerose competizioni. Nella mia bacheca annovero più di un centinaio di trofei, frutto di successi e piazzamenti conquistati in gare di tutti i livelli, da quelle provinciali a quelle internazionali, giocando sia individualmente sia a coppie. Mi alleno a Jesolo, dove da alcuni anni lavoro presso il Comune nel settore del verde pubblico. Molto spesso sono costretto ad allenarmi da solo, mentre l'ideale sarebbe gareggiare con i compagni, per trovare più stimoli e per provare la tensione della partita. Fortunatamente riesco a concentrarmi comunque e a studiare nuove strategie di gioco e colpi diversi, da mettere in pratica nellegare vere e proprie. Inoltre, si potrebbe pensare che per giocare a biliardo non serva essere preparati fisicamente, ma non è così: oltre alla tecnica è indispensabile anche curare la forma atletica. Le competizioni durano intere giornate, durante le quali il fisico è messo a dura prova. E poi conta molto anche il profilo psicologico e mentale, è indispensabile essere calmi e riflessivi, non perdersi d'animo se un colpo non riesce".

    Massimo oggi è uno dei giocatori più richiesti per partecipare a degli speciali campionati a squadre che si svolgono in Emilia Romagna, che è un po' la capitale delle boccette in Italia. Qui si confrontano le sole società di quella regione, che hanno però la possibilità di inserire nel proprio organico dei quotati giocatori "esterni" provenienti da varie parti del Paese.
    Ma nella sua carriera Massimo è arrivato anche ad assaporare l'esperienza mondiale. "Nel 1997 - ricorda - mi sono classificato terzo ai mondiali che si sono svolti a Milano, perdendo in semifinale, pur giocando una buona partita, e riuscendo a superare nella finalina il mio avversario di turno".

    A proposito di avversari, se nel litorale sono in molti a chiamarlo "Macio", nell'ambiente del biliardo si è guadagnato un altro nomignolo. "Anni fa - spiega sorridendo - portavo i capelli a spazzola, alla marines per intenderci, e poiché il mio è un gioco particolarmente grintoso, basato molto sull'attacco, sulle bocciate forti, un mio collega ha messo insieme le due cose e mi ha soprannominato il Rambo di Venezia, e ancora adesso mi chiamano così".

    Oltre alla soddisfazione, cosa riesce a darti questa disciplina?
    "Se il riferimento è ai soldi che si possono guadagnare - precisa Massimo - va detto subito che i premi sono sufficienti a coprire le spese e poco più. Sembrerà impossibile, ma il biliardo, oltre a piacermi, riesce anche a farmi rilassare, consentendomi di scaricare la tensione accumulata durante il giorno. Inoltre, mi dà modo di conoscere posti nuovi: ho girato molto la nostra penisola, ho fatto tante amicizie, in particolare con i miei avversari, che ho imparato a conoscere, apprezzare e rispettare. Anche se sono arrivato alle boccette un po' tardi, avendo iniziato seriamente solo verso i trent'anni quando c'è chi comincia da ragazzo, le soddisfazioni non mi sono davvero mancate". 

    Ma poiché i vecchi amori non si dimenticano mai, da quest'anno Massimo ha ripreso a calcare i campi di calcio, non come giocatore, ma come preparatore dei portieri del Treporti. Un'esperienza che considera molto positiva, non solo perché è tornato a frequentare un ambiente a lui noto, ma anche perché così, insegnando ai giovani, svolge quell'attività atletica che gli consente di essere al meglio davanti al biliardo.

    Concludendo, a chi dedichi questo successo?
    "Sicuramente alla mia famiglia. A mia moglie Annamaria che mi è sempre vicina, a mia figlia Alessandra, a mio fratello Andrea. Ma vorrei dedicarla in un modo particolare all'altro mio fratello che non c'è più, Alessandro, che è stato e sarà sempre il mio primo tifoso".

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