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Torna nel Veneto la paura alluvione: dobbiamo temere il caldo

Il nostro litorale sino a ora non ha subito gravi danni, ma i fiumi che sfociano in Adriatico si stanno caricando d’acqua e di detriti

martedì 04 febbraio 2014 · Territorio e Ambiente · di: Redazione
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  • 04.02.2014 · Territorio e Ambiente · di: Redazione
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  • Adesso dobbiamo soprattutto temere il caldo. Può apparire assurda un’affermazione del genere, ma è così: se nei prossimi giorni le temperature nel Veneto invece di abbassarsi dovessero salire, la situazione, già oggi al limite, potrebbe diventare disastrosa.

    E’ stato lo stesso governatore Luca Zaia, che oggi ha decretato lo stato di crisi per il maltempo, a descrivere uno scenario estremamente preoccupante per la nostra regione, potenzialmente peggiore persino di quello che ha portato all’alluvione del 2010.

    A far paura sono le precipitazioni, che ormai da giorni colpiscono insistentemente il territorio, e lo scioglimento della neve caduta in montagna in quantità tale da causare valanghe, lunghi black-out, l’isolamento di interi paesi e danni incalcolabili alle strutture e all’economia, soprattutto quella turistica.
    Se l’acqua piovana e quella derivante dallo scioglimento della neve si dovessero riversare insieme contemporaneamente a valle, ingrossando ulteriormente i corsi d’acqua (perdurano ormai da giorni livelli idrometrici sostenuti lungo numerose aste fluviali), la tenuta di molti argini verrebbe messa seriamente in discussione e allora anche per la pianura, soprattutto per le aree notoriamente più deboli, i rischi aumenterebbero esponenzialmente.

    “Le 925 opere di difesa realizzate sul territorio dopo l’alluvione del 2010 ci hanno permesso finora di respirare – ha detto Zaia – ma non sappiamo quanto possano ancora reggere. Ci preoccupa infatti la fragilità di alcune arginature. Come Regione abbiamo già notificato al Governo un piano strategico di intervento per mettere in sicurezza l’intero Veneto, ma lo Stato deve darci risorse e lasciarci spendere quelle che abbiamo, oggi bloccate dal patto di stabilità”.

    In pianura le maggiori criticità si registrano nella bassa padovana, nel vicentino, in alcune aree del trevigiano, in particolare quella del bacino del Livenza, nel Veneto Orientale. Per quanto ci riguarda più da vicino, come abbiamo già scritto, Cavallino-Treporti sino a oggi non ha patito particolari disagi. Adesso dobbiamo aspettare l’evolversi della situazione meteorologica.
    In base alle previsioni dell’Arpav, domani, mercoledì 5 febbraio, nella prima parte di giornata parzialmente nuvoloso, con nuvolosità in aumento verso la sera e precipitazioni inizialmente deboli e locali, poi in aumento, tanto da interessare gran parte della regione, con accumuli scarsi, anche se a tratti ci saranno dei rovesci. Le temperature in pianura un po' in calo di notte e un po' in aumento di giorno rispetto a oggi; in montagna, fortunatamente, in lieve calo.
    Giovedì 6 febbraio, finalmente, nel corso della giornata, dovrebbe tornare il sereno, ma la tregua durerà poco: venerdì 7 febbraio, infatti, è previsto un aumento della nuvolosità col passare delle ore fino a cielo molto nuvoloso o coperto e con precipitazioni tra il pomeriggio e la sera.

    Il Centro Funzionale Decentrato della protezione civile del Veneto continua a dichiarare lo stato di allarme per rischio idraulico e idrogeologico anche nella nostra area, quella del Basso Piave, Sile e Bacino scolante in laguna (criticità elevata).

    Sul fronte acqua alta, per fortuna, gli ultimi bollettini del Centro Maree di Venezia, indicano per i prossimi giorni livelli molto più bassi rispetto a quelli della scorsa settimana.

    Nella speranza che la situazione si possa al più presto normalizzare, i danni sul fronte marino, in conseguenza delle mareggiate, si potranno valutare più avanti, prevedendo che un problema, come sempre, sarà rappresentato anche dal deposito di rifiuti sull’arenile.

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