Il litorale da ricordare

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settembre 2005 -

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    I più giovani tra i nostri lettori difficilmente lo ricorderanno, presi come sono dalle ultime serie televisive americane, oppure dai più spettacolari, ricchi di effetti speciali film di Steven Spielberg, ma chi viceversa già intravede all’orizzonte l’approssimarsi degli “’anta” non può non ricordare le sere d’estate passate al cospetto delle stesse splendide “prime visioni” che ora spesso ritroviamo su reti private a ore tarde. Titoli come “Il bello, il brutto e il cattivo” di Sergio Leone, oppure “Vivi e lascia morire”, film della saga di 007 con un inossidabile Roger Moore. Stiamo parlando, ovviamente, del cinema “Danna” che spense le luci in sala ed accese il proiettore per la prima volta nel 1955 ad opera del giovane ed intraprendente Artemio Nardin, il quale animato da una grande passione, creò dal nulla il primo cinema all’aperto di Cavallino-Treporti. 

    Artemio, purtroppo oggi non è più tra noi e per rispolverare i ricordi di quell’esperienza ci siamo rivolti alla figlia Lilia. “Mio padre – ci dice - chiamò il suo cinema “Danna” in segno di rispetto e deferenza nei confronti della zia paterna di sua moglie Artemia (curioso gioco del destino questo che fece innamorare due persone il cui originale nome differisce solo per la vocale finale), che si chiamava Dorizza Anna e aveva, come spesso accadeva in quegli anni, allevato la nipote come una figlia”.

    “Artemio – continua Lilia – fu uno dei primi a intuire che in un nascente territorio a vocazione turistica come il nostro bisognava arricchire l’offerta costituita dal patrimonio naturale di sabbia e mare con un valido intrattenimento serale e così, quando all’interno dei campeggi ancora l’animazione era sconosciuta, ebbe l’idea vincente di proiettare pellicole in lingua tedesca il martedì e il venerdì. Molti commercianti di Ca’ Savio debbono parte della loro fortuna a questa idea che portava frotte di turisti a migrare dai campeggi vicini sino al centro del paese per poi tornare, verso la mezzanotte, dopo il film, verso i loro alloggi, fermandosi però in paese per un gelato o una bella birra gelata. L’inventiva di mio padre non conosceva limiti e non pago dei successi ottenuti, quando ancora i video bar erano ‘fantascienza’, trovò il sistema di proiettare sul grande schermo le partite di calcio dei mondiali. Ricordo ancora l’eccitazione e l’esultanza con cui tedeschi e italiani salutarono i goal della bellissima partita disputata tra Italia e Germania nelle semifinali del 1970 in Messico e che l’Italia vinse 4 a 3 per poi perdere la finale contro il Brasile di Pelè”. 

    Il cinema dunque funzionava alla grande?  
    Dietro ogni risultato c’è sempre molto lavoro. Ricordo che ci dovevamo accaparrare all’inizio della stagione i film migliori a Padova presso le filiali delle grandi case cinematografiche, ma per ogni film ‘buono’ che riuscivamo a ottenere dovevamo acquistarne altri quattro di poco conto. Forse fu per questa particolare condizione che sul nostro schermo apparve anche lo splendido seno di Edwige Fenech nel film “Quel gran pezzo dell’Ubalda tutta nuda tutta calda”, oggi pellicola tra le più apprezzate dai cultori del ‘trash’.

    Ma il Danna offriva anche altro?
    Abbiamo proposto anche delle serate di cabaret e di intrattenimento. Una volta, ad esempio, ospitammo uno spettacolo del mago “Silvan”, molto apprezzato dal pubblico.

    Ma se tutto andava così bene, perché il cinema fu chiuso?
    Non so dire con precisione quali furono le ragioni del declino, certo è che con l’avvento della televisione portatile diminuì l’interesse dei campeggiatori per il cinema e il numero sempre maggiore di intrattenimenti interni serali organizzati dai gestori dei campeggi contribuì a dissuadere i clienti ad uscire dalle strutture ricettive. A ciò si aggiunse l’avvilimento di mio padre per le scelte dell’allora Comune di Venezia che bocciò il progetto con il quale intendeva realizzare la copertura del cinema all’aperto, per aprirlo così tutto l’anno, e la nostra abitazione sopra di esso. Sfumata questa opportunità, il 18 settembre del 1989 fu fatta l’ultima proiezione, dopodiché Artemio, spaventato dall’avvenire incerto, preferì vendere l’immobile alla società che per un paio d’anni trasformò il cinema nel caffè-teatro “Movie” che poi a sua volta lasciò spazio al più remunerativo supermercato tuttora esistente. 

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