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Organizzare una manifestazione? Per le associazioni è una via crucis

Quando la burocrazia annienta il volontariato

venerdì 14 marzo 2014 · Eventi e Cultura · di: Marco Agazia
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  • 14.03.2014 · Eventi e Cultura · di: Marco Agazia
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  • L’amministrazione comunale ha promosso nei giorni scorsi un incontro con le associazioni culturali del territorio per illustrare le procedure da seguire in caso di organizzazione di manifestazioni e iniziative di pubblico spettacolo.

    Premesso che questo genere di riunioni è utile e consente di acquisire informazioni indispensabili per un corretto svolgimento delle attività e che gli Enti locali, tra cui il Comune, debbono attenersi e a loro volta far rispettare disposizioni che discendono da normative statali, gli obblighi e le incombenze che gravano sugli organizzatori di un evento sono davvero poco incoraggianti e, per alcuni versi, tali da dissuadere l’operatività delle associazioni stesse.

    E’ opportuno che la gente sappia quali sono gli oneri di cui si debbono far carico le associazioni e le responsabilità che si assumono i rappresentanti delle stesse ogni qual volta promuovono un’iniziativa di pubblico spettacolo all’aperto. A cominciare dal presidente dell’associazione proponente, che in caso di incidenti o inconvenienti di qualsiasi genere, è il primo ad essere chiamato in causa e a rispondere di eventuali danni procurati.


    Le procedure variano a seconda se alle manifestazioni partecipano meno o più di duecento spettatori (compresi gli organizzatori e gli addetti ai lavori). Come sia possibile, poi, avere certezza a priori di quante persone interverranno rimane un mistero. Che si infittisce quando si pensa a un evento che si svolga non tanto in un ambiente chiuso, dove raggiunto il numero di spettatori previsto si possono chiudere gli accessi, ma all’aperto, come ad esempio in una piazza, dove gestire la partecipazione è praticamente impossibile.  

    Ma vediamo cosa è necessario fare se il numero di spettatori è inferiore a 200: bisogna presentare un progetto nel quale si descrivono le caratteristiche dell’evento e il luogo nel quale si intende svolgerlo; un tecnico iscritto a uno degli albi dei professionisti abilitati deve fornire l’attestazione (con relazione scritta) di rispondenza alle norme di sicurezza; il nullaosta Siae; l’attestazione di copertura assicurativa; l’eventuale consenso dei vigili urbani a utilizzare l’area se pubblica; la relazione a firma di un tecnico che attesti il non superamento dei decibel previsti dalle norme vigenti in materia di inquinamento acustico. La documentazione completa deve obbligatoriamente pervenire agli uffici comunali competenti almeno 30 giorni prima della data di svolgimento della manifestazione. La commissione comunale procede alla valutazione del tutto e, se non vi sono problemi, dà il suo via libera alla concessione dell’autorizzazione, che a quel punto viene rilasciata dal Comune.

    Come si può facilmente capire, non è proprio una passeggiata.  

    Figuriamoci, quindi, quale trafila attende chi si propone di organizzare spettacoli con un numero di spettatori superiore ai 200 e fino a 5.000 (1.300 nel caso si tratti di teatri all’aperto, proiezioni e spettacoli viaggianti). 

    Per non tediare i lettori e data la complessità della procedura, basti dire che una prima consistente documentazione si deve produrre per l’esame da parte del Comune, composta da due relazioni a firma di altrettanti tecnici, una descrittiva del tipo e modalità di svolgimento della manifestazione e una delle strutture e dei materiali utilizzati, più una planimetria in scala, anch’essa a firma di un tecnico, con evidenziata l’area dedicata all’evento, le vie di fuga, ecc. A questo si aggiunga la documentazione relativa all’impianto elettrico. 

    Poi, all’atto del sopralluogo degli accertatori, bisogna esibire l’idoneità delle strutture portanti, sei diverse dichiarazioni sul corretto montaggio delle stesse, di conformità degli impianti elettrici e di reazione al fuoco, copia della Segnalazione Certificata di Inizio Attività (SCIA) prodotta ai Vigili del Fuoco, documentazione tecnica qualificata nel caso di carichi sospesi, dichiarazioni per l’utilizzo dei bagni, attestati di idoneità tecnica antincendio…

    Non ci si meravigli, quindi, se il calendario degli eventi risulta di anno in anno sempre più povero, perché oltre alla grande carenza di risorse, le leggi sembrano fatte apposta per deprimere la voglia di fare e di rendersi utili per la propria comunità delle tante associazioni del nostro litorale. 

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