Copertina cavallino

Il Cavallino del Seicento nelle memorie di un medico tedesco innamoratosi della nostra terra

L’ultimo lavoro di Antonio Padovan sarà presentato sabato prossimo al Centro Civico di Ca’Savio

giovedì 20 febbraio 2014 · Eventi e Cultura · di: Redazione
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  • 20.02.2014 · Eventi e Cultura · di: Redazione
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  • "Storia dell'Isola del Cavallino e sue coltivazioni" è il titolo originale della particolareggiata memoria che ha lasciato Giovanni Matteo Alberti sulla sua esperienza di proprietario dell'isola del Cavallino alla fine del Seicento.

    Il recupero di questo documento, la sua trascrizione integrale corredata di note esplicative, l’arricchimento con alcuni documenti storici e tre brevi saggi sulla coltivazione del roscano, il cason di Cavallino-Treporti e la storia antica della laguna settentrionale, compongono il libro di Antonio Padovan – a cui l’autore ha dato lo stesso titolo originale della memoria di Alberti – che sarà presentato sabato prossimo, 22 febbraio, alle ore 20.30, nella sala del Centro Civico di Ca’ Savio.

    “Giovanni Matteo Alberti – spiega Padovan – è l’italianizzazione del vero nome del medico tedesco nato a di Leutkirch, nel Sud della Germania, Johann Matthäus Albrecht, il quale aveva acquistato gran parte dell'isola del Cavallino nel 1686 con l'intento di intraprendere la coltivazione del roscano, pianta che, contenendo un elevato quantitativo di soda, veniva allora ridotto in cenere e utilizzato per la fabbricazione del vetro e del sapone”.

    “L’investimento non fu fortunato a causa delle avversità atmosferiche e della mancanza di personale esperto – continua nel suo racconto Padovan –, ma l’Alberti, ormai innamorato del Cavallino, non volle abbandonare l’impresa e impegnò anzi ogni suo avere per ridurre a coltura sempre nuovi terreni, contribuendo a far crescere il paese. Una decina d’anni dopo il suo arrivo la popolazione era aumentata da 10 a 90 abitanti e aveva fatto costruire una nuova più capiente chiesetta, chiedendo al Vescovo di Torcello che fosse costituita in parrocchia”.

    L’Alberti nella sua memoria descrive tutto questo e in modo molto dettagliato la storia del primo secolo e mezzo di vita del nostro litorale, da quando nel 1538 le famiglie veneziane Pesaro, Nani e Da Mula acquistarono all’asta dallo Stato qualche terreno coltivabile e i tanti acquitrini e cordoni dunosi che c’erano allora.

    “Ma va anche oltre – sottolinea l’autore – e da appassionato di storia qual era, ripercorre le vicende antiche della laguna settentrionale, di Eraclea, Equilo e Lio Maggiore, e da buon conoscitore di questi luoghi ci fornisce degli spunti molto interessanti ancora oggi. Poiché l’Alberti cita molto spesso nella sua memoria i casoni di canne dove abitavano i repettini, che erano allo stesso tempo braccianti al suo servizio e piccoli fittavoli, il libro dedica nell’appendice un breve saggio al cason tipico di Cavallino-Treporti: Alessandro Angiolin ha descritto quelli che esistevano a Settecasoni fino pochi decenni fa e gli architetti Luca Valleri e Michele Perissinotto li hanno ricostruiti graficamente”.

    Si tratta, insomma di un interessante e coinvolgente lavoro, che va ad aggiungersi a quelli che Antonio Padovan, giornalista pubblicista e autore di diversi libri di storia e tradizioni locali, ha pubblicato in passato.

    La presentazione del libro (edito da Cierre e già in libreria al prezzo di 14,50 euro) sarà introdotta dalla piacevole lettura di una riduzione teatrale della memoria dell’Alberti, realizzata dallo stesso Padovan, che sarà interpretata da Lucio Zanella, Jole Enzo, Lucia Ferro, Patrick Bainado,  Michele Ferro e Marco Agazia, con l'assistenza di Enza Lazzarini.

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