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40 anni fa il terrorismo uccideva Franco Battagliarin: il dovere di ricordarlo

mercoledì 21 febbraio 2018 · Eventi e Cultura · di: Erminio Vanin
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  • 21.02.2018 · Eventi e Cultura · di: Erminio Vanin
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  • La sede storica de “Il Gazzettino” era Venezia, a Ca’Faccanon, in calle delle Acque, a pochi passi da Rialto. Pochi lo ricordano, ma noi, cittadini di Cavallino-Treporti, abbiamo un motivo in più per non dimenticarlo, perché lì quarant’anni fa, nel febbraio del 1978, accadde un fatto tragico che coinvolse un uomo della nostra terra, Franco Battagliarin.

    Franco lavorava per la Civis, faceva la guardia giurata ed era custode notturno della redazione veneziana del quotidiano, la cui sede centrale era stata spostata a Mestre solo poco tempo prima.

    Come tante altre notti, anche quella di martedì 21 febbraio lui era in servizio, mentre a casa dormivano tranquillamente sua moglie e i suoi figli: non sapevano che non avrebbero mai più rivisto il loro marito e padre.

    Alle ore 4.41 un boato squassò il centro storico. L’esplosione di una potente bomba artigianale scosse gli antichi palazzi, ma ancor più le coscienze della gente: il terrorismo colpiva nuovamente in quei terribili anni segnati da continui attentati, morti e lutti, mietendo un’altra vittima innocente, un padre di famiglia di soli 49 anni, dilaniato da un ordigno destinato alla sede del giornale nella quale lavorava.

    L’attentato, il più grave avvenuto nel centro storico e l’unico ad aver causato una vittima, apparve subito di matrice neofascista, come fu confermato molti anni dopo dal racconto di un pentito della destra eversiva. Ma quel brutale assassinio, purtroppo, è rimasto impunito.

    Scriveva il giorno dopo il drammatico episodio l’allora direttore de “Il Gazzettino”, Gianni Crovato: “La spregiudicata immoralità degli attentatori, il loro criminale cinismo, il loro illimitato disprezzo del prossimo sono manifesti. Essi conoscono una sola legge: la violenza. Sperano in un solo presidio: l’intimidazione. Perseguono un solo fine: la sovversione. Ottengono un solo guadagno: la crescita della loro bestialità”.

    A distanza di 40 anni, vogliamo ricordare il nostro concittadino Franco Battagliarin, vittima della barbarie terrorista, di quel fenomeno che oggi si manifesta in modo globale, quasi planetario, assumendo forme ancor più distruttive di quelle che contraddistinsero la pur dolorosissima fase storica degli “anni di piombo” nel nostro Paese.

    Una piaga, il terrorismo, con cui la comunità internazionale si misura quotidianamente. Per questo non possiamo e non dobbiamo dimenticare chi ha versato il suo sangue in epoche che oggi sembrano lontane. Già, sembrano.

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