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Orticoltura in crisi: le produzioni del litorale svendute nei mercati

Gli ortaggi invernali pagati sottocosto all’ingrosso

mercoledì 22 gennaio 2014 · Economia · di: Angelo Zanella
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  • 22.01.2014 · Economia · di: Angelo Zanella
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  • Gli operatori agricoli ormai da dieci anni operano con poca marginalità e nell’arco di una stagione hanno sempre affrontato dei momenti di difficoltà nelle vendite delle proprie produzioni, mai però per un periodo così lungo. Da giugno dello scorso anno infatti con il crollo delle vendite del pomodoro e delle zucchine i prezzi  realizzati nei mercati non coprono neanche i costi di produzione, situazione che si è ripetuta con le produzioni invernali di lattuga e valeriana.

    Sicuramente l’andamento climatico anomalo con temperature fuori stagione ha immesso nei mercati una produzione eccessiva rispetto agli inverni passati, ma prezzi fino 0,50 euro al chilo per l’insalata o fino a 1 euro al chilogrammo per la valeriana non permettono ai produttori nemmeno di coprire  i costi di confezionamento (cassette), di trasporto e vendita (provvigioni). Chi produce e riesce a vendere a questi prezzi non remunera il proprio lavoro, anzi, ci rimette.

    Prezzi bassi di cui il consumatore non ha mai beneficiato, visto che al dettaglio a tutt’oggi  le lattughe vengono vendute a circa 2 euro al chilo!

    Bastasse questo, alla situazione di crisi nelle vendite  dobbiamo aggiungere i ritardi dei pagamenti dei concessionari a cui viene inviata la merce nei mercati all’ingrosso, che in alcuni e sempre più frequenti casi arrivano a liquidare le spettanze dopo sei mesi, nonostante ci sia dallo scorso anno una legge che impone il pagamento a 30 giorni fine mese, data fattura, pena sanzioni.

    La crisi dei mercati, quindi, e la conseguente scarsa redditività del lavoro delle imprese agricole, sono le cause principale del dimezzamento negli ultimi cinque anni del  numero delle aziende agricole a Cavallino-Treporti e soprattutto del mancato ricambio generazionale, che causerà negli anni futuri un’ulteriore contrazione delle partite IVA.

    Se a questo aggiungiamo le inefficaci strategie di crescita e aggregazione nonché le insoddisfacenti politiche di difesa e attenzione verso il mondo agricolo, corriamo il rischio di assistere a breve a un grave depauperamento del patrimonio agroalimentare del cosiddetto settore “del fresco” e a modifiche significative del paesaggio agrario, sempre più segnato da incuria e abbandono.

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