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Compro oro, di chi fidarsi?

Alcune considerazioni su questo fenomeno esploso in tempo di crisi

sabato 07 dicembre 2013 · Economia · di: Marco Agazia
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  • 07.12.2013 · Economia · di: Marco Agazia
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  • La “crisi” economica, dopo aver lungamente soltanto fatto parlar di se, è indubbiamente approdata anche nel nostro territorio, portando il suo penoso carico di problematiche legate al sostentamento delle famiglie.

    Nei momenti di difficoltà diventa giocoforza necessario far fronte alle avversità utilizzando ogni risorsa, magari anche privandosi di qualcosa di non strettamente necessario accumulato negli anni di cosiddette “vacche grasse” e poiché la legge di mercato vuole che quando vi è una domanda vi sia anche un’offerta, ecco spiegato il proliferare delle attività di “compro oro” recentemente in espansione anche nel “ricco” veneto.

    Spesso si dispone di oggetti d'oro che insieme possono rappresentare una risorsa considerevole: regali per cerimonie ed eventi, di cui talvolta si è persa addirittura memoria del donatore, pegni d’amore, catene e bracciali troppo consumati per poter essere riparati, ecc.

    Senza nessuna presunzione vorremmo chiarire, allo scopo di fornire uno strumento di valutazione alle famiglie, il funzionamento delle leggi di profitto che regolano il fenomeno.
    Un imprenditore che intenda avviare una attività di commercio dell’oro usato deve necessariamente mettere in bilancio delle spese quali l’affitto, l’allestimento del negozio e l’acquisto delle attrezzature necessarie (bilance omologate, acidi e tester in grado di accertare il peso, la caratura e la natura dei metalli), a cui si aggiungono gli oneri di ordine burocratico.

    Supponiamo che la quotazione bancaria dell’oro puro (titolo 999/9) sia di € 30,00 al grammo: bisogna considerare che la dicitura oro 750 sta ad indicare la quantità in millesimi di oro puro contenuto nel materiale in questione quindi possiamo affermare che nell’oro 750 (18 Kr) solo il 75% è considerabile oro puro, dunque il valore sarà di € 22,50 al grammo. Da questa cifra, oltre alle spese considerate poc’anzi, si consideri che debbono attingere due “entità” ovvero il banco metalli, che funge da raccoglitore dai vari “compro oro”, e il titolare del punto di raccolta stesso, che cercherà di trarre il suo profitto. Di norma il banco metalli trattiene per se circa € 2,00 al grammo, dunque rimangono € 20,50 e per il titolare del punto di raccolta si ritiene che non possa accontentarsi di meno del 25% di guadagno. Rimarranno dunque circa € 15,37 al grammo, che sarà un prezzo equo per il venditore/cliente, in considerazione anche del fatto che su quel 25% il compratore dell’oro dovrà pagare le tasse. Inoltre, da tener presente che per legge il compratore, al fine di non agevolare la prematura distruzione di potenziale refurtiva frutto di eventi delittuosi, è obbligato a trattenere per 10 giorni il metallo acquistato a disposizione di eventuali indagini da parte degli inquirenti, lasciando così il proprio profitto in balia delle fluttuazioni di mercato, che negli ultimi anni è anche di 2 o 3 euro al grammo in pochi giorni.

    Dunque, in base a queste considerazioni risulta logico dedurre che le offerte pubblicitarie di fantomatiche ditte disposte a comprare oro a quotazioni molto elevate non possono che essere il cosiddetto “specchietto per le allodole”.

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