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“Battere i pugni”, una vanteria che produce nulla

Un anno fa il sindaco diceva che Cavallino-Treporti non avrebbe avuto profughi, oggi ne arrivano venti

martedì 02 agosto 2016 · Cronaca · di: Angelo Zanella
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  • 02.08.2016 · Cronaca · di: Angelo Zanella
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  • Tra le tante noiose e ripetitive autocelebrazioni del sindaco di Cavallino-Treporti in Facebook, ieri è apparso un annuncio con il quale sbrigativamente spiegava che anche il nostro Comune è chiamato a farsi carico dell’emergenza profughi, nonostante proprio lei si fosse assunta pubblicamente l’impegno un anno fa di scongiurare qualsiasi loro arrivo (l’articolo de “Il Gazzettino” qui sopra riproposto è del luglio 2015).

    Un goffo tentativo quello della Nesto di giustificare in poche righe un clamoroso dietrofront, ma soprattutto la conferma di quanto il suo decisionismo sia sostanzialmente un bluff, smascherato anche da questo episodio.

    Proclami e promesse appaiono come una beffa per una comunità che oggi deve ospitare venti profughi, che saranno persone davvero bisognose e meritevoli di aiuto e non causeranno alcun problema, ma che inevitabilmente richiedono una particolare attenzione e controllo da parte delle forze dell’ordine, già in  carenza di organico anche per colpa dello stesso sindaco che non è stata capace di assumere un vigile urbano stagionale in più, dopo aver addirittura svolto un concorso pubblico! Forze dell’ordine che saranno distolte in questo periodo di grossa pressione turistica da quelle attività di vigilanza, di presenza nel territorio, di salvaguardia del cittadino di cui si sente un grande bisogno.

    Sia chiaro, profugo e rifugiato non sono sinonimi di delinquente e con tutto il cuore mi auguro che queste venti persone possano trascorrere dignitosamente e civilmente la loro permanenza a Ca’Savio, con rispetto e riconoscenza per chi li ospita. Ma è assolutamente comprensibile il timore di molti nostri concittadini che, sulla base delle poco edificanti esperienze vissute da altri Comuni, invece di gente che scappa da guerre o da regimi, si ritrovi a dover fare i conti con immigrati problematici e ingestibili. Una paura alimentata anche da uscite propagandistiche come quelle del sindaco, del tipo “chiederemo la presenza dell’esercito” e “batteremo i pugni”, con la situazione che invece di migliorare peggiora.  

    Ormai fa sorridere l’espressione del “battere i pugni sul tavolo”, costantemente usata dalla Nesto: con il Prefetto avrebbe dovuto impedire l’arrivo dei profughi… con l’ACTV migliorare il servizio pubblico di trasporto… con il Comune di Venezia farci dare tutti i soldi che avanziamo… con la Città Metropolitana minacciare l’uscita di Cavallino-Treporti dalla stessa, forte di un referendum fantasma degno di “Chi l’ha visto”.

    Delle due l’una: o il sindaco picchia sui tavoli sbagliati, oppure i pugni li batte nel fango della demagogia e delle promesse facili, tentando di gettare schizzi negli occhi della gente.
    Propendo per quest’ultima ipotesi.

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